La luce che filtra questa mattina dai vetri delle finestre riuscirebbe ad ammorbidire anche la più rigida e grigia delle giornate tanto è bella. Fa davvero freddissimo accanto alla finestra aperta, ma mi fermo comunque – come ogni giorno – a guardare incantata il viavai delle persone sul viale d’ingresso della  clinica Aegle, della quale sono fondatrice e amministratrice unica.

Titoli altisonanti, quasi altezzosi, non mi rappresentano: sono una persona umile, semplice. “Crocerossina”, mi chiamava mio padre; già da bambina infatti, amavo occuparmi degli altri. La mia passione, la mia naturale inclinazione dell’animo è accudire il prossimo, standogli vicino e aiutarlo nel processo di guarigione.  

Ecco perché ho fondato questa clinica, un luogo dove prendersi cura di un paziente significa prima di tutto ascoltarlo, accudirlo e coccolarlo perché “la miglior cura è l’attenzione”. Che poi è anche la filosofia della clinica,  ciò che muove o almeno dovrebbe muovere, il lavoro di ogni dipendente.

Dico dovrebbe e nel farlo non pecco di presunzione perché purtroppo, non molto tempo fa, ebbi prova della negligenza e pigrizia di alcuni. Elga – una mia cara amica – fu nostra paziente per circa 3 mesi, tempo necessario per una completa riabilitazione dopo una delicata operazione al cuore.

È dai racconti di Elga che sono venuta a conoscenza delle mancanze e delle colpe dei miei dipendenti; restia all’inizio, la mia carissima amica mi tacque la verità per paura di ferirmi. Ma durante uno dei nostri intimi incontri per il tè, Elga vuotò il sacco e mi raccontò tutto.

“Sara, per te questa clinica è molto più di un semplice investimento imprenditoriale, devi dunque esser messa a conoscenza di alcune cose… “ – e cominciò il suo racconto posando, con un gesto ben studiato, la tazza di porcellana sul piattino – “Mentre ero ospite presso la tua struttura, ho visto cose spiacevoli e comportamenti inadatti. Molti tuoi dipendenti peccano di accidia. Sono pigri, apatici… li ho visti ciondolare ore e ore in giro senza far nulla. Non puoi permettere che ciò accada!”

Immaginate il mio sgomento? Oh, spero possiate perché non sarei capace di descrive lo shock che mi colse quel momento. Non misi nemmeno per un istante in dubbio il racconto di Elga ed infatti, controllando personalmente il “foglio attività” dei dipendenti, verificai con i miei occhi le ore vuote, le mansioni e le terapie messe lì a caso, senza alcun criterio. Mentre valutavo le varie possibilità offerte dal mercato dei dispositivi per il controllo dei dipendenti, mi ritrovai a parlare del mio “problemuccio” a Sergio, mio fratello, nonché socio fondatore di AGROMERCATO. Fu lui a consigliarmi, Winit, un’azienda tutta italiana che forniva, da molti anni alla sua azienda, servizi e soluzioni eccezionali per la rilevazione presenze. “Figuriamoci se non può far qualcosa per la tua clinica Sara, fidati, non te ne pentirai!”

E aveva ragione, non ho avuto ripensamenti; dopo aver esaminato con cura la situazione, i tecnici Winit hanno realizzato una soluzione su misura per la mia azienda. Disponendo di un BADGE-RFID personale per ogni paziente, codici univoci per le diverse mansioni e lettori marcatempo per i  dipendenti, ora posso controllare – attraverso il software PowerWeb –  non solo la durata dell’assistenza  ma anche il tipo di attività svolta da ogni operatore. Winit è davvero un’efficace cura contro l’accidia dei dipendenti, dovreste provarla!

 

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