Conoscevo Antonio da 40 anni. Da quando, cioè, mio nonno decise che era arrivato il momento di ingrandire la sede dell’azienda di famiglia. Con l’inserimento di mio padre nel management, quegli anni erano stato particolarmente positivi per il nostro business. Serviva una casa più grande per la nostra impresa. Così acquistammo un lotto passato da poco ad area fabbricabile e lì edificammo la nuova sede produttiva con gli uffici annessi.

Un edificio davvero all’avanguardia per i tempi. La struttura snella dell’ingresso apriva la vista alla solidità dell’area dedicata alla produzione e al magazzino. Questo, poi, era super organizzato. Merito della maniacalità di mio nonno, cardine portante del successo dell’azienda. Tutto era pensato alla perfezione. Gli spazi rispondevano alle esigenze e ai vari step della catena produttiva. Questo garantiva, e garantisce tuttora, la piena efficienza e riusciva a rendere soddisfacente la giornata lavorativa di tutto lo staff. Dai direttori agli addetti alle pulizie.

Era maggio e io ero alle elementari. Mi pare che frequentassi la terza, collegamento che associo al fatto che avessi da poco ricevuto la Prima Comunione…e Dio solo sa quanto, a quei tempi, le “tappe spirituali” scandivano le nostre vite. Pietre miliari sulla linea temporale di ognuno di noi. Ogni pomeriggio, finito di fare i compiti, prendevo la bicicletta e raggiungevo papà in azienda. Per me era una scusa per stare con lui e, soprattutto, per potermi arrampicare sulla pianta di duroni a fare delle belle scorpacciate, scendere con la bocca livida e la pancia dolorante.

Questa pianta meravigliosa non era però nel nostro terreno. Era nel campo del vicino e i suoi rami, rigogliosi e pieni, superavano il muretto di cinta per affacciarsi nella striscia di giardino sul retro del nostro magazzino. Poiché la cinta era fatta di lastre orizzontali di cemento, non era difficile per me arrampicarmi fino a potermi sedere, in bilico, sulla sommità.

Un giorno di quel maggio soleggiato in cui ero solito salire sulla pianta per la mia quotidiana scorta di duroni una strana figura attirò la mia attenzione. Si avvicinava goffa e camminava veramente in modo strano, curvo. Sembrava che gli mancasse qualcosa, tanto che ho faticato a capire che fosse un bambino finché non era quasi ai piedi della pianta.

“Ti osservo da giorni”, mi disse la strana figura con una voce acuta e la esse pronunciata nel modo più strano che io avessi mai sentito!

“Arrivi alle 16.42 circa, ci metti 2 minuti per salire e in 10 minuti arrivi quasi all’indigestione. Per avere entrambe le gambe, mi sembri pure un po’ lento!”.

Pur essendomi offeso per la mia minata agilità, non ebbi cuore di rispondere. Antonio aveva una grave malformazione alla schiena che lo portava ad essere gobbo e storpio. Cosa che non si poteva di certo dire della sua acutezza e capacità di controllo e registrazione.

“Vuoi un durone?”

“Visto che sono i miei, facciamo così: io ti lascio salire e non dico niente ai miei genitori se tu ne raccogli un po’ per me”.

Mi sembrava un buon affare e accettai. Così nacque la nostra amicizia.

Antonio era di poco più grande di me. Pochi anni dopo, infatti, mi disse che doveva cercarsi un lavoro. Il padre aveva provato a chiedere in giro in paese, come si usava a quei tempi, ma era difficile impiegare una persona con i suoi difetti fisici. Non avendo abilità e forza, sembrava non esserci soluzione. Ma a me venne un’illuminazione. Così raccontai della straordinaria precisione di Antonio a mio nonno e a mio padre. All’inizio erano un poco titubanti. Ma pochi nonni resistono agli occhi grandi e pieni di speranza di un nipote che implora una cortesia e così assumemmo Antonio con funzione di “usciere”.

Antonio registrava tutto quello che succedeva e riferiva a nonno e papà. Con l’arrivo dei primi cartellini, la sua mansione si trasformò, ma la sua simpatia, fedeltà e lealtà all’azienda lo rendevano una storica e irrinunciabile presenza. L’autunno nella sua vita arrivò molto prima che in quella di tutti noi. Il suo sorriso si spense pochi anni fa e tanti di noi, ancora oggi, ricordano con nostalgia non solo il suo allegro buongiorno, ma anche la sua precisione.

Per la cordialità non abbiamo potuto fare nulla, ma un degno successore della precisione di Antonio l’abbiamo trovato in Winit e nel software Power-Web che ci permette di fare tutto quello che faceva Antonio e anche di più. Sì, perché al pari della sua semplicità a livello di installazione e usability, il marcatempo Winit pensato appositamente per le nostre esigenze riesce a tener conto anche degli aspetti micro, rapportato alle nostre macro esigenze. In più, grazie alla tecnologia mobile, possiamo controllare tutto ciò che ci interessa da ovunque. Una vera comodità. Anche mio nonno ne sarebbe soddisfattissimo.

In fondo, la precisione di Winit a noi ricorda sempre Antonio.

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