Smart Working: la normativa italiana

Il mercato del lavoro ha recentemente assistito all’affermarsi del cosiddetto Smart Working, anche in Italia. Ma di cosa si tratta? In pratica il classico rapporto di lavoro subordinato viene eseguito secondo una differente modalità. I termini vengono concordati tra datore di lavoro e impiegato e organizzati in cicli, fasi o in base a specifici obbiettivi, il tutto senza particolari vincoli di spazio e tempo.

Questo è ciò che, in ultima analisi, recita la legge n.81 del 22 maggio 2017, “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

Tanti esperti del settore hanno provato a definire questa tipologia di lavoro dipendente, inquadrando lo Smart Working in un contesto di maggiore libertà e fiducia. Ai classici vincoli di orario e location subentrano il benessere dell’impiegato e la sua responsabilizzazione, con il fine ultimo che rimane sempre il raggiungimento degli obbiettivi, ma ottenuti seguendo nuove e più efficienti vie. Acquistano più importanza anche la maggiore flessibilità e l’impiego di strumentazioni e tecnologie all’avanguardia.

In Italia, dal punto di vista normativo, si parlò per la prima volta di Smart Working nel gennaio 2014, con la proposta di legge “Disposizioni per la promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro”. Tale argomento venne poi riproposto nell’ambito del Patto di Stabilità del 2016, con un disegno di legge che si inseriva nei discorsi inerenti alla riforma del lavoro, meglio nota come Jobs Act.

Con la legge n.124 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, ossia il Decreto Madia del 7 agosto 2015, vennero poi date disposizioni in merito alla riorganizzazione del lavoro presso le PA.

Nel giugno 2017 è stata infine promulgata la legge n.81 e sono state emanate delle linee guida per favorirne la rapida attuazione, in riferimento alla riorganizzazione del lavoro subordinato sia nella PA che nelle PMI.

Lavoro agile o telelavoro?

I due termini creano sempre un po’ di confusione e in molti casi vengono considerati come sinonimi. In realtà lo Smart Working rappresenta una vera e propria evoluzione del concetto, poiché presuppone che l’impiegato svolga il proprio lavoro senza una sede fissa, anche in mobilità. L’importante in questi casi è semplicemente che l’azienda possa monitorare la sua attività tramite dispositivi per la rilevazione presenze.

Il telelavoro invece viene svolto da casa, o da un’altra postazione predefinita, e in genere prevede un rientro a settimana presso la sede aziendale.

Un altro aspetto che differenzia le due modalità riguarda il “diritto alla disconnessione”, regolamentato all’interno degli accordi tra azienda e impiegato previsti per lo Smart Working.

Lavoro agile e controllo dipendenti

Con il diffondersi dello Smart Working, si è reso necessario per i datori di lavoro munirsi di dispositivi che potessero consentire loro una rilevazione presenze a distanza. Winit, con i suoi marcatempo e le numerose altre soluzioni di ultima generazione, fornisce al professionista lo strumento ideale per un controllo dipendenti preciso e discreto, in grado di garantire la privacy di ogni singolo impiegato ma anche di fornire tutti i dati necessari tramite la registrazione presenze.

In questo modo il soggetto può svolgere il proprio compito anche in mobilità o ad esempio da casa, senza l’obbligo di recarsi in ufficio e di timbrare fisicamente il cartellino. Tutte le opzioni consentono di registrare orari di inizio e fine turno, ferie, permessi e straordinari in modo automatico, con margini di errore notevolmente ridotti, tempistiche più brevi e costi minori.

È sufficiente premere un pulsante ed è persino possibile utilizzare il proprio smartphone come marcatempo, sfruttando le potenzialità di speciali software e di tecnologie come RFID e GPS.

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