Le aziende e la rilevazione presenze: un’attività più difficile di quanto appaia

Essere a capo di un’azienda significa dedicare anima e corpo alla propria attività, ponendosi come obiettivi una crescita rapida e un ottimo riscontro di pubblico. Il fine ultimo è generare profitto. Avere buone idee e tradurle in concreto, tuttavia, non è (almeno nella maggioranza dei casi) sufficiente.

Spesso, infatti, si finisce per trascurare un altro aspetto: l’incidenza dei costi, soprattutto quelli associati alla forza lavoro. Solo avendo a disposizione strumenti di verifica dell’attività svolta giornalmente da dipendenti e collaboratori è possibile evitare condotte illecite, perdite di tempo e altri fenomeni purtroppo ancora oggi largamente diffusi. In questo ambito esiste un “ostacolo” non di poco conto, ossia la tutela della privacy dei lavoratori.

Le normative: le modifiche più recenti

Esistono norme in proposito che impediscono forme di controllo eccessivamente restrittive. I dispositivi utilizzati per la rilevazione delle presenze possono essere impiegati unicamente per fini organizzativi e produttivi, e sono sottoposti a diverse limitazioni.

Nel caso in cui un’azienda decida di installare delle telecamere, ad esempio, è tenuta a informare i dipendenti in merito. È stato il Ddl sulla concretezza nella Pubblica Amministrazione e la prevenzione dell’assenteismo a introdurre delle norme ancora più stringenti. L’art. 2 di tale disegno di legge ha ammesso l’impiego di sistemi di verifica biometrica dell’identità, da utilizzarsi in alternativa ai comuni cartellini.

Che cosa si intende per verifica biometrica? Tale attività prevede la rilevazione delle impronte digitali e il controllo dell’iride, e ha il compito di contrastare l’assenteismo. Merita di essere sottolineato, comunque, come l’apertura a questi nuovi strumenti di controllo non comporti l’eliminazione di sistemi di video-sorveglianza.

Gli strumenti Winit e il rispetto della privacy

D’altro canto, monitorare gli impiegati e i loro eventuali spostamenti resi necessari per lo svolgimento di attività al di fuori dell’abituale luogo di lavoro, appare sempre più difficile. Questo comporta problemi non indifferenti nel momento in cui un’azienda deve procedere al calcolo delle ore effettive di lavoro, elemento cardine per la successiva elaborazione della retribuzione.

In questo ambito si fanno apprezzare le soluzioni proposte da Winit. Grazie ai suoi marcatempo portatili, le aziende alla ricerca di una soluzione efficiente per il controllo dipendenti hanno l’opportunità di acquistare uno strumento affidabile per la rilevazione automatica delle presenze. Inoltre, Winit ha ideato l’applicazione ClockApp, che consente di monitorare le entrate e le uscite dei dipendenti senza obbligare questi ultimi a portare con sé i marcatempo portatili.

Quali modifiche normative si renderanno necessarie in futuro?

Effettivamente, il riconoscimento facciale e la lettura dell’iride (o della retina), al pari della tonalità e del timbro vocale, della camminata e della firma, rappresentano elementi specifici, quindi destinati a cambiare da individuo a individuo. Sono proprio tali elementi a distinguere una singola persona dalle altre.

Ovviamente, l’ammissibilità del controllo biometrico pone questioni importanti in merito alle attese variazioni del GDPR (General Data Protection Regulation), volte a far fronte a tale novità. Il regolamento europeo per la protezione dei dati personali, entrato in vigore il 25 maggio 2018, ha disciplinato il trattamento e la circolazione dei dati personali delle persone fisiche e giuridiche.

L’art. 4 del GDPR ha definito i dati biometrici come quei dati personali che confermano l’identificazione univoca, indicando come esempio l’immagine facciale e i dati dattiloscopici. Le modifiche future al GDPR, e alla Legge sulla Privacy, dovrebbero porsi come obiettivo quello di evitare l’utilizzo dei dati provenienti dal riconoscimento biometrico al di là di quanto previsto inizialmente. Questo tenendo presente come il GDPR abbia già previsto metodologie ben precise per la raccolta. L’art. 9, inoltre, stabilisce i casi specifici nei quali il trattamento è ammesso.

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