L’anno 2020 verrà tristemente ricordato per una pandemia che, oltre a sconvolgere il mondo intero a livello sanitario e socio-economico, ha anche rivoluzionato, a livello globale, ogni tipo di relazione interpersonale e rapporto di lavoro. Non era ancora primavera quando la curva dei contagi ha lasciato presagire che lo smart working, laddove fosse praticabile in maniera razionale e fruttuosa, sarebbe stata l’unica soluzione per evitare il collasso del sistema produttivo.

Le regole di distanziamento sociale sono sembrate indispensabili già da subito e la razionalizzazione degli spostamenti, anche a scopo lavorativo, una sua logica conseguenza. Da lì in poi, aziende private e pubbliche lo hanno applicato con percentuali della loro forza lavoro sempre maggiori. 

Il lavoro agile nella Pubblica Amministrazione 

Dopo una tragica primavera, l’estate ha mitigato le paure e gli allarmismi riguardo i contagi da Covid -19, ma purtroppo il trend positivo non è stato mantenuto a lungo. Con l’autunno, il Coronavirus ha devastato la maggior parte delle regioni del Nord, la Toscana e la Campania, e Fabiana Dadone, già a capo del Ministero della Pubblica Amministrazione, si è vista costretta, in data 20 ottobre, a firmare il decreto ministeriale sul lavoro agile.

Come previsto dal decreto Rilancio e in ottemperanza a quanto esplicito nei DPCM del 13 e del 18 ottobre, ogni singola pubblica amministrazione è stata chiamata a portare al 50% la percentuale del personale impiegato in lavoro da remoto. Un’implementazione niente affatto trascurabile con grande impatto sugli indici di contagio e tutto ciò che ne scaturisce a livello sociale ed economico. 

Gli sviluppi del decreto Rilancio 

Il primo passo verso il massiccio impiego del lavoro dipendente da casa ha rappresentato una sorta di rivoluzione nel settore pubblico, ma anche in quello privato, rispetto alla tradizionale concezione dei rapporti tra datore di lavoro e dipendente. Ma quello di ottobre è stato solo l’inizio del processo di riduzione delle presenze sui posti di lavoro del settore pubblico. Con il Dpcm in vigore dal 6 novembre, il 50% è la soglia minima del personale obbligato a lavorare da casa. Per tutte le pubbliche amministrazioni, con questo decreto, si richiede di garantire il lavoro agile nelle percentuali più alte possibili.

A beneficio del lavoratore, gli enti pubblici hanno dovuto dotarsi di tutti gli strumenti chiave per poter gestire un progetto di portata epocale. Vpn, piattaforme cloud, sistemi di rilevazione presenze. Il controllo dipendenti è fondamentale per la PA anche in regime di smart working. 

La soluzione è il marcatempo Winit 

Così come per le aziende che hanno operatori fuori sede, anche per gli enti pubblici che hanno dipendenti che lavorano da casa, la rilevazione presenze è fondamentale. E quello che serve per un controllo dipendenti a distanza che sia efficace, pratico e a norma di legge è il marcatempo Winit. Si tratta di un piccolo marcatempo dotato di ricevitore GPS e trasmettitore GPRS che, grazie alla tecnologia RFID, registra gli spostamenti e i tempi di lavoro. Con l’ausilio di display a OLED, i dati sono ben visibili al lavoratore che può gestire il suoi tempi in perfetta autonomia. I marcatempo Winit sono alimentati con batterie al litio e sono pressoché indistruttibili. Periodicamente, i dati vengono scaricati e trattati secondo quanto stabilito dalla legge n. 675 del 1996.

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